Influence marketing

Marketing di Influenza: i fattori del successo

, 22 Marzo 2018

Il marketing di influenza è diventato in pochi anni il canale di marketing più redditizio, con indici di ROI (ritorno sugli investimenti) dell’ordine dell’ 800% in alcuni segmenti, come la moda o la nutrizione. Molti marchi non sono riusciti a prevedere l’emergere di questo nuovo canale, e non hanno saputo prender l’occasione al volo. Ma non è mai troppo tardi! I risultati  di questa strategia sono ancor’oggi impressionanti! Ma com’è stato possibile un successo simile? Eccone le ragioni principali:

Un bonus per la creatività

Forse il marketing si è ritrovato in una situazione di carenza di creatività? I webmarketer, intrappolati da una gamma limitata di formati, come il design dei banner, iniziavano a fare un po’ fatica a trovare nuove idee!

E per di più, erano inondati di dati provenienti dalle numerose campagne da gestire, e intimati di ottimizzare al massimo le prestazioni, per arrivare, costi quel che costi, agli obbiettivi prefissati, con l’obbligo di fornire rapporti sempre più dettagliati. Di conseguenza, l’originalità e l’audacia si sono ritrovate un po’ relegate al secondo piano. I marketer stavano diventando Growth Hacker, profili il cui nome è simbolo di una professione sempre più incentrata sulle cifre.

Gli influencer sanno dar prova di un livello di creatività che le strutture più grosse, prigioniere dei loro processi rigidi e delle loro direttive di marchio, refrattarie nell’accettare di prendere rischi, fanno fatica ad eguagliare. (Copyright: Bruce Mars, Pexels)

Ma il marketing di influenza non è una questione di cifre! E, soprattutto, gli influencer sanno finalmente ri-valorizzando valori come l’autenticità e la creatività. Laddove gli inserzionisti tendevano a proporre contenuti formattati, loro invece accettano di prendere rischi, e di giocare con le diverse possibilità che il marchio può offrire. E funziona! Questa nuova attitudine innovativa è particolarmente apprezzata dagli internauti.

Il gran ritorno della dimensione umana

I marchi avevano tendenza a dimenticarsi della dimensione umana, che nell’ambito della comunicazione è sempre apprezzata dagli internauti più di tutto il resto. Il marketing online invece stava diventando impersonale. Grafiche astratte, simboli fatti male, estetiche noiose e banali. Infatti, l’utilizzo di  foto che rappresentano visi umani è più costoso, in quanto implicano il rispetto di una serie di diritti di immagine. E quindi, in un settore in cui il profitto è il fattore dominante, il ricorso a grafiche povere e a basso costo, senza il ricorso a visi umani, ha avuto la meglio.

Gli influencer sono il tema centrale dei post sponsorizzati. Il loro pubblico naviga in acque torbide ed è sempre più ricettivo alle loro raccomandazioni, percepite come autentiche. (Copyright: Helena Lopes, Pexels)

[/caption]Ma la dimensione umana è redditizia! E gli influencer lo hanno capito benissimo. Esponendosi insieme ai prodotti, o fornendo testimonianze personali, offrono un terreno comunicativo di stampo umano, e la possibilità di identificarsi a loro.

La parola va agli esperti

Con il marketing di contenuto l’obiettivo dei marchi è di proporre contenuti utili al loro pubblico. Il problema è che la creazione di simili contenuti spesso non coincide con il loro mestiere vero e proprio. Il risultato, quindi, spesso è lontano dalla perfezione.

Non solo gli influencer sanno mostrarsi utili nei confronti del loro pubblico, ma sanno anche farlo in modo tale da fidelizzarlo. (Fonte: Pixabay, Pexels)

Delegare la creazione di contenuti a degli influencer, e in particolare a blogger specializzati, offre la garanzia agli inserzionisti che il loro nome verrà associato a un testo davvero utile, in quanto redatto da un esperto in materia. E questo per l’internauta è un vero valore aggiunto.

L’indice di coinvolgimento elevato

I marchi più in vista si sono dimostrati aggressivi sui social. Hanno investito somme colossali per aumentare il proprio numero di fan o di abbonati. Il problema è che le dimensioni sono inversamente proporzionali rispetto al reach. Più una pagina viene seguita, più farà fatica a colpire una parte significativa del suo pubblico con il contenuto pubblicato. Ne risulta un indice di coinvolgimento in continua diminuzione.

I webmarketer hanno dovuto affrontare il crollo del loro reach sui social media, e in particolare su Facebook. Una sola soluzione possibile: fare ricorso agli influencer. (Copyright: energepic.com, Pexels)

Quando un marchio famoso fa ricorso a degli influencer, in particolare dei micro-influencer, gli si aprono le porte di un canale di diffusione sui social, con indici di coinvolgimento ben più elevati.

La riconquista della fiducia

Infine, va detto che col tempo si è instaurata una certa diffidenza nei confronti dei marchi, a casa di strategie di comunicazione spesso ingannevoli. E, ancora peggio, all’era delle fake news, gli internauti sono sempre più diffidenti nei confronti delle fonti dei contenuti consultati.

Tra tutte le fonti di contenuto disponibili su internet, i blogger specializzati hanno ancora la fiducia degli internauti. (Copyright: Photomix, Pexels)

[/caption]Gli influencer sui social media, o i migliori blogger influenti, hanno sviluppato una relazione personale con il loro pubblico. La loro forza principale è proprio la fiducia dei loro lettori. Facendo ricorso a dei contenuti sponsorizzati, il marchio puo’ restaurare la fiducia tra lei e il suo target, grazie al ruolo di mediatore dell’influencer.

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