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Marketing di Influenza: le 5 tendenze più forti del 2018

, 13 Febbraio 2018

Il 2018 sarà l’anno del Marketing di Influenza. Se fino a solo qualche anno fa era ancora considerato un canale confidenziale, oramai è un tassello indispensabile per qualsiasi campagna si marketing che punti su una strategia multi-canale. Al di là della sua popolarità sempre in aumento, quali sono le tendenze che stanno modellando nell’anno in corso questo canale a parte? facciamo il punto della situazione.

Nuove esigenze rispetto alle prestazioni

L’obiettivo principale del Marketing di influenza è stato per molto tempo l’immagine di marchio e la sua notorietà. Un obiettivo meritevole ma difficilmente misurabile.

Il marketing di Influenza  deve oramai giustificare la parte del budget marketing che assorbe. Come si può quantificare il suo rendimento del capitale investito? La sfida maggiore per gli influencer è quella di rimanere autentici pur sempre includendo un call to action efficacecon un link dotato di tracking (paramètres UTM come minimo). Un codice di promozione è un’altra soluzione efficace: associando un codice specifico a ogni influencer, è possibile per il marchio associare gli introiti generati da ognuno di loro, e di compararli.

Copyright foto: William Iven, Unsplash

È una tendenza positiva, in quanto tali misure confermano generalmente l’efficacia del Marketing di Influenza, permettendo in tal modo di aumentare ancora di più le risorse a lui dedicate.

Micro, macro, mega: integrazione di tutti i profili

I marchi si sono a lungo accontentati di operazioni a forte impatto concentrate su dei “mega influencer”, seguiti la maggior parte delle volte da milioni di abbonati. Nonostante ciò gli esperimenti, sempre più numerosi, hanno dimostrato nel 2017 che i “micro-influencer” – quelli con meno di 100.000 abbonati o meno di 10.000 visitatori unici – godono di indici di coinvolgimento ben più alti, intorno al 60% in più rispetto agli altri. Va fatto ricorso pero’ a diversi micro-influencer per ottenere la stessa fetta di pubblico in termini di volume rispetto al ricorso a un unico mega influencer. Ma il costo finale rimane pur sempre più abbordabile, permettendo un indice di redditività del capitale investito ampiamente superiore.

Le campagne diventano dunque più numerose, implicando media e profili dall’influenza media, che sono in grado di generare indici di coinvolgimento più alti e i cui consigli e raccomandazioni vengono accettate più volentieri.

Relazioni durature

Grazie alla possibilità di misurare l’indice di coinvolgimento e il ritorno sugli investimenti di ogni campagna con un influencer, i marchi sono in grado di identificare  profili e i media più redditizi. Conviene sempre ai marchi cercare di costruire una relazione duratura con gli influencer, e farne dei veri e propri “ambasciatori di marchio” (Brand Ambassadors).

Un ambasciatore di marchio è un investimento sul lungo termine il cui rendimento non può che aumentare. (Copyright foto: Clem Onojeghuo, Unsplash)

[/caption]Anzi, questo contribuirà a rinforzare l’autenticità) di ogni consiglio se l’influencer copre le offerte dello stesso marchio diverse volte all’anno. Questo eviterà inoltre che la popolarità dell’influencer in questione vada a profitto di un altro marchio. Pensa dunque a includere la clausola di non-concorrenza.

Ricorso a strumenti integrati

Con l’aumento del budget, la necessità di misurare le prestazioni, il ricorso a micro-influencer e la costruzione di relazioni a lungo termine, i marketer devono professionalizzare il loro approccio e fare ricorso a strumenti esterni per portare a buon fine queste nuove sfide.

Per quanto riguarda i social, i marchi possono contare su strumenti come OnalyticaTraackr o BuzzSumo. Per quanto riguarda i blog, l’identificazione dei partner più affidabili può rivelarsi più difficile. I marchi si affidano sempre più volentieri a piattaforme specializzate. Un intermediario come getfluence.com presenta una lista di oltre 2.000 siti, garantisce partenariati vantaggiosi per entrambe le parti tra inserzionisti e media influenti, e controlla che le scadenze vengano sempre rispettate.

Entrata in scena del B2B

Il Marketing di Influenza è stato finora relegato esclusivamente alla sfera B2C. Quest’anno il Marketing B2B si interesserà sempre di più alle opportunità) legate a questo canale particolarmente redditizio.

Se il terreno preferito del B2C è Instagram, il B2C dovrà considerare altre piattaforme, come LinkedIn, ma soprattutto blog specializzati. Il Marketing di Influenza saprà perfettamente integrarsi alle campagne di lead generation. I contenuti degli influencer ridirigeranno delle landing page che includono moduli di cattura di e-mail. Spetterà poi al B2B marketer inviare contenuti e offerte attrattive alle e-mail catturate in precedenza, e osservare gli indici di conversione di questi nuovi contatti.

Trasparenza e regolazione

Le pratiche adottate non sono sempre state trasparenti, ma a mano a mano che il marketing di Influenza si professionalizza, la trasparenza diventa una regola sempre più essenziale.

Su Instagram, la piattaforma permette di indicare un “partenariato” con un marchio. I blog, dal canto loro, devono chiaramente differenziare un articolo classico da un reportage pubblicitario. Al di là delle questioni etiche, si tratta di legge. In Francia, l’articolo 20 della legge del 21 giugno 2004 per la fiducia nell’ambito dell’economia digitale, stipula:   “Ai senti dell’articolo L. 121-1 sono considerate fraudolente le pratiche commerciali aventi come obiettivo […] l’utilizzo di un contenuto di natura redazionale nei media per fare la promozione di un prodotto o di un servizio se finanziato dal professionista, e senza che questo venga chiaramente indicato a mezzo di apposite immagini o suoni chiaramente identificabili dal consumatore. ”

In Francia, l’ARPP si occupa di accertarsi che la legge venga rispettata, e ha affermato di aver rinforzato la vigilanza, nell’anno in corso, sugli articoli sponsorizzati (Copyright foto: Lukas, Pexels)

[/caption]Negli USA, l’organismo responsabile della regolazione di questo settore è la FTC. Le regole sono tuttavia più flessibili sul territorio americano: un semplice hashtag che porti il nome del marchio può essere quasi sufficiente…

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